Giornata donazione sangue, atto di gratuità sociale -

Si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del donatore del sangue. L'occasione più appropriata per ribadire l'importanza della donazione, ma anche per conoscere meglio le modalità del prelievo, sfatando luoghi comuni e rassicurando i più timorosi. Lucas Duran ha sentito in proposito la prof.ssa Gina Zini, direttore del Centro trasfusionale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli e della Banca del Cordone Ombelicale “Unicatt” dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma:

R. – Il sangue è formato da una parte liquida e da una parte corpuscolata. Quando noi doniamo, raccogliamo il sangue intero, quindi la parte liquida che è il plasma e la parte corpuscolata che comprende le cellule, ovvero i globuli bianchi, i globuli rossi e le piastrine, per poi utilizzarlo a scopo trasfusionale per i nostri malati. Ovviamente, il donatore prima di donare il sangue viene sottoposto ad una visita, quindi deve obbligatoriamente riempire un questionario di autoesclusione, per cui se ha soggiornato in Paesi a rischio, oppure se è affetto da alcune mobilità non può donare prima di tutto per la sua sicurezza, poi per quella del ricevente. Dopo di che, viene sottoposto a visita medica, vengono fatte delle analisi preliminari e si stabilisce l’idoneità alla donazione.

D. – Perché è importante donare, perché è importante che il numero dei donatori aumenti?


R. – La donazione è un atto sociale, volontario. Dobbiamo anche sottolineare che per aumentare il numero dei donatori, il cosiddetto “donatore occasionale”, che in genere è la persona che all’improvviso viene sensibilizzata perché ha una parente che magari ha bisogno di sangue e quindi all’improvviso ha questa pulsione di generosità e viene a donare. Ora, quello che è importante per il sistema sangue regionale è incrementare il numero dei donatori periodici, cioè quei donatori che sono iscritti in un programma di controllo e di check-up che garantisca loro e garantisca il ricevente. Questa la via, cioè far capire che è un bene comune di cui bisogna garantire sul territorio che occupi l’autosufficienza.


D. – A chi è diffidente o chi ha paura per esempio anche dell’ago, cosa si può dire per rassicurarlo?


R. – Dal punto di vista medico, posso garantire che la donazione avviene con un’assistenza infermieristica medica in una situazione di lettini assolutamente tranquilli con un controllo della pressione. Quindi, ci sono dei dati oggettivi per cui l’individuo è idoneo alla donazione. Dal punto di visto tecnico - stiamo parlando di un’ansia dell’ago al di fuori della sensazione personale - è tutto rigidamente sotto controllo.

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